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Big Data: linea di confine tra sfide e opportunità

 

Big Data: linea di confine tra sfide e opportunità.

Quale direzione? Come orientarsi?

Oggi le aziende devono confrontarsi con competitors internazionali e clienti sempre più esigenti e consapevoli.
Come incrementare la produttività in un mercato globale sempre più complesso e concorrenziale dal punto di vista degli strumenti e manageriale?

1# La gestione ottimale dei dati e delle informazioni quotidianamente prodotte dentro e fuori le organizzazioni e la digitalizzazione dei processi aziendali offrono risposte concrete. Grazie all’enorme diffusione degli strumenti dell’IT e dei Social Network 3.0 è possibile far riferimento a dati prodotti in quantità mastodontiche, con estrema velocità, aventi caratteristiche eterogenee e provenienti da fonti diversificate: i big data.
I big data permettono di effettuare analisi predittive e prescrittive in grado di fornire probabilistiche previsioni future e regole precise da applicare direttamente sul business. Il margine di errore e il grado di validità delle informazioni estratte dai big data è direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità dei dati processati e al grado di specificità delle domande, con cui si interrogano gli stessi.
Gli strumenti tradizionali di Business Intelligence non sono più in grado di assicurare un adeguato utilizzo dei big data ed è necessario, infatti, integrare tali strumenti con piattaforme in cloud.

2# È necessario sviluppare una nuova cultura decisionale e sostenere le persone nella comprensione del cambiamento, abilitandole a giocare un ruolo attivo.
Credere che i big data riducano il contributo umano all’interno dei processi aziendali è un errore. Le strategie data-driver decision rivoluzionano i ruoli aziendali, dai managers ai lavoratori, sino a crearne di inediti.
I decision maker sono chiamati a rinnovare le proprie strategie decisionali e a misurare la propria competenza non più sulla base della capacità di dare risposte vincenti, bensì sulla capacità di porre domande: interrogare i big data in maniera pertinente consente il raggiungimento degli obiettivi e il superamento delle sfide globali.

L’articolo Big data: The Management Revolution tratto dall’ Harvard Business Review, confermando quanto detto sinora, riporta come le aziende, già leader nel proprio settore, che negli ultimi anni si sono dotate di strategie data-driven, abbiano aumentato del 5% la produttività e incrementato del 6% i profitti.
L’articolo ancora sostiene come le aziende, per un uso efficace dei big data, siano chiamate ad adottare nuovi stili di leadership e di talent management. È fondamentale dotarsi di team di lavoro in grado di porsi obiettivi chiari e condivisi, di interrogare i dati disponibili e di condividerne i risultati. Ai leader è richiesta la capacità di comprendere gli sviluppi del mercato di riferimento e di avere un pensiero creativo, al fine di elaborare strategie basate sulle analisi prodotte e di attivare processi di engagement, che uniscano i clienti interni, i lavoratori, alla mission e i clienti esterni, i consumatori reali e potenziali, al brand.
Una nuova figura professionale entra nelle organizzazioni ed è la figura del data scientist, in grado di gestire i big data e gli strumenti ad essi connessi e di sviluppare una competenza esperta capace di porre in relazione le informazioni utili estratte e gli obiettivi aziendali strategici. Il data scientist affianca il manager affinché formuli domande, alle quali i big data possano trovare risposte.

Le aziende sono chiamate a dotarsi di strumenti e professionisti in grado di cogliere le opportunità offerte dai dig data e a rinnovare le strategie di decision making e di talent management, puntando sulla condivisione delle informazioni e sull’engagement delle persone.

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Il People Performance Plan 3.0, digital workplace made in Italy, attiva un nuovo sistema di Business Intelligence basato su big data, intelligenza cognitiva e Watson!

#LoveYourWork

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Adriana Caringella

Fonte: Big data: The Management Revolution. Harvard Business Review.