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Big Data aziendali! Questi sconosciuti!

Tutto ciò che ci circonda ha un nome e col passare degli anni, alcuni vocaboli scompaiono perché non più utilizzati, lasciando spazio a parole innovative. Ad esempio, Big Data è il termine creato nel 2001 dall’analista aziendale Doug Laney  per definire un metodo di raccolta di una quantità di dati molto estesa dal punto di vista delle così dette tre v, ossia volume, velocità e varietà. Quindi, per sfruttare al meglio il loro potenziale sono necessari strumenti tecnologici, nuovi schemi mentali, applicazioni e risorse specifiche ed adeguate.

L’obiettivo? Ricavare, grazie a un’analisi corretta di essi, informazioni aggiuntive rispetto a quelle ottenibili da piccole serie di dati.

Ovviamente  le fonti da cui provengono i dati non sono tutte uguali e si possono dividere in tre categorie: streaming data (dati che raggiungono i sistemi IT da una rete di dispositivi collegati), social media data (dati provenienti dalle interazioni sui social) e le fonti pubbliche come CIA World Factbook e data.gov

Colui che si occupa di analizzarli è il data scientist, cioè uno “scienziato dei dati”, in grado di trasformare l’immensa quantità di dati in informazioni che andranno a migliorare il business aziendale.

I Big Data infatti stanno rivoluzionando il business in tema di risparmio sui costi, predizioni più puntuali, conoscenza più approfondita dei processi, profilazione precisa della clientela e delle sue necessità, comprensione tempestiva dei trend di mercato o addirittura la possibilità di riuscire a comprendere in anticipo le necessità e le richieste del cliente in merito al proprio prodotto.